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...Giriamo la clessidra...

Quando con pochi amici, nessuna risorsa e molte idee, costituisci un’associazione, inizi un’avventura che non sai dove ti può portare.

Quando poi l’Associazione non è a carattere locale ma nazionale, si ingigantiscono le preoccupazioni e, di pari passo, la soddisfazione di aver costruito qualcosa di grande a favore della cinofilia da soccorso.

Questo ti da la voglia di perseverare, indipendentemente dalle difficoltà che sempre trovi. Dopo i primi ventotto anni l’Ucis può fare un coscienzioso bilancio dal quale trarre suggerimenti per un futuro più produttivo.

Certamente qualcosa di valido è stato fatto, molti sono i traguardi raggiunti.

Non voglio però crogiolarmi nell’auto celebrazione, riposando all’ombra di qualche successo.

Non voglio correre questo rischio, pertanto mi concentro sulle delusioni date e ricevute, sulle cose che non son girate per il verso giusto, sulle critiche, sulle contestazioni, sulle figuracce, sulle criticità ed incapacità.

Solo entrando nei problemi si può crescere e migliorare, così da avere la forza di guardare oltre la siepe.

Mi chiedo, pertanto, qual è oggi il problema fondamentale per l’UCIS?

Non mi voglio focalizzare sulle banalità organizzative, quelle si sistemano senza fatica.

Voglio invece pensare ad una nuova generazione di cinofili.

Oggi il soccorso cinofilo si sente additato come inefficace ed è sproporzionato il divario tra impegno profuso e risultato ottenuto.

Credo che per godere di maggior attendibilità abbiamo bisogno di affidabilità, efficienza, qualità nell’addestramento, snellezza e standardizzazione del servizio reso a livello nazionale.

Dopo gli ultimi fatti credo che tali risultati si potranno ottenere anche attraverso l’inversione dell’attuale visione dello schema associativo. Forse è giunto il momento di girare la clessidra.

Sino ad oggi l’UCIS ha fatto da collante raggruppando le varie associazioni in un contesto organizzativo nazionale, nel pieno rispetto delle individualità di ogni realtà locale. L’omogeneità, è però, solo teorica e non veritiera perché di fatto ancora predominano colori, campanili ed individualità.

Ambisco e mi auguro, per il futuro, una completa inversione di tendenza nell’aggregazione associativa ed al prevalere del senso di appartenenza.

Vorrei che l’Ucis divenisse capace di creare anche un’omogeneità funzionale a livello nazionale utile a far risaltare le qualità di una preparazione tecnico-professionale che dovrà essere sempre di più aderente alle necessità della moderna cinofilia da soccorso.

Per poterlo realizzare bisognerà anche evitare di partire dalla base, ambito dove spesso si concentrano discordie locali poco utili alla visione di cinofilia “nazionale” che l’UCIS propone.

A mio avviso risulta necessario creare una struttura di coordinamento e controllo ben delineata ed organizzata, affiancata dalle necessarie competenze per divulgare e far assimilare, a tutte le  associazioni aderenti ed ai relativi Volontari, i dettami di un protocollo etico, deontologico, funzionale, organizzativo, addestrativo  ed operativo omogeneo, condiviso e fatto proprio.

Non si tratta di mortificare i gruppi aderenti, anzi si andrebbe ad offrire loro la garanzia di potersi adeguare ad uno standard nazionale, come del resto già succede per molte altre componenti del soccorso volontario od istituzionale.

Nulla di nuovo quindi, una semplice modernizzazione già sperimentata da altri e che ora deve adottare anche l’Ucis.

Organizzare, ripulire, migliorare i dettagli senza aver chiaro il concetto di cambiamento di cui dobbiamo farci carico nella struttura organizzativa, gestionale  e formativa dell’UCIS potrebbe portare solo scontento, confusione e defezioni.

Anche la nuova veste del sito istituzionale dell’UCIS, di cui qui si vede un’anteprima,  vuole essere un chiaro segno di questa volontà di cambiamento condivisa anche dall’attuale  Consiglio Direttivo

 

 

14-09-2016

 

Bruno Piccinelli.